sabato 19 luglio 2014

20 Maggio 2014
Gli aspetti cognitivi e funzionali della pallacanestro
La pallacanestro (minibasket e basket) viene definita come sport di squadra di situazione, ad impegno energetico misto con prevalenza di movimenti open skill di opposizione con stile attentivo fluttuante con motricità e percezione in stretto contatto tra di loro, e con feedback e feedforward continuamente stimolati.

Le situazioni che si presentano, nel minibasket e nel basket, devono essere comprese, capite, percepite, lette in tutti i suoi aspetti, per poter eseguire una scelta, per potere eseguire il movimento giusto, possibilmente tra una vasta gamma di movimenti posseduti, prendendo la decisione la più possibile adeguata.

La pratica della pallacanestro deve incrementare l’intelligenza motrice di ogni giocatore, piccolo o grande che sia: movimento intelligente, motricità funzionale a qualcosa che si è capito, ideazione che si arricchisce con l’esperienza; intelligenza motrice di cooperazione coi compagni, contro avversari, spazio, tempo, distanze, altezze, velocità.

Il movimento che scaturisce da una corretta lettura deve essere intelligente nel vero senso della parola: semplicemente adeguato alla situazione. Ogni fondamentale applicato, ogni movimento, ogni schema motorio deve essere funzionale alla situazione e letta adeguatamente.

Nel minibasket lo sviluppo della capacità di scelta non può non prescindere da un consolidamento dell’attività motoria di base, attraverso multilateralità e polivalenza, prima di arrivare ad una logica preparazione tecnico-tattica-fisica, proprie del basket.

Le stesse fasi sensibili dell’accrescimento, la precoce curva di maturazione del Sistema Nervoso rispetto al Sistema Somatico (Scammon), di fatto privilegiano nel Minibasket l’insegnamento delle capacità coordinative, apprese e consolidate (apprendimento coordinativo: conoscenze-abilità-competenze), prima di un logico e necessario potenziamento delle capacità condizionali.

Il gioco della pallacanestro deve fondere il movimento (parte funzionale della strutturazione del movimento) con la lettura, scelta e presa di decisione (parte cognitiva della strutturazione del movimento); l’allenamento del movimento disgiunto dalla percezione della situazione è incompleto.

Il movimento, la motricità, richiedente energia per la contrazione muscolare, il fare, affinati sempre di più attraverso un controllo che da volontario diventa automatizzato, veloce, fluido, preciso, si deve rapportare all’aspetto cognitivo, percettivo, richiedente energia a livello nervoso per continua attenzione, con continuo utilizzo di feedback senso-motorio prima e feedforward poi, il sapere.

Il giocatore non deve giocare, non deve muoversi, non deve fare senza sapere, non deve sapere senza fare, senza provare: deve SAPERE FARE, deve CAPIRE IL GIOCO.
L’allenamento dell’aspetto cognitivo, della lettura della situazione, del sapere, risulta più difficile rispetto a quello dell’aspetto funzionale, della motricità, per via della varietà delle percezioni che devono essere riconosciute.

Alla corteccia cerebrale arrivano afferenze percettive IN PARALLELO, tutte insieme: la difficoltà sta nel porre attenzione a quelle che possono dare informazioni utili, a riconoscerle come tali per poter essere decifrate, capite, messe in relazione ad un movimento di risposta che deve essere programmato ed eseguito.

L’affinamento della capacità attentiva, il restringimento percettivo, deve essere allenato dal minibasket, viste le sopracitate implicazioni auxologiche. Via via che procede l’addestramento nel basket, gli automatismi cognitivi permetteranno l’utilizzo delle sole informazioni visive, focali e ambientali.

Nel Minibasket la percezione tattile-uditiva-vestibolare-cinestesica-visiva creano difficoltà sia nell’insegnamento che nell’apprendimento: l’afferenza in parallelo è molto più complicata da allenare rispetto all’efferenza motoria, che procede in serie, con stimoli motori che si susseguono uno di seguito all’altro. Ne risulta un più facile addestramento motorio, che nella pallacanestro non ha senso se scollegato dall’aspetto cognitivo.

Un giocatore che sa capire il gioco dovrebbe partire dalla percezione, per eseguire il movimento, per automatizzare via via gli aspetti cognitivi e motori. Un movimento eseguito senza pensare non è funzionale al gioco.

Nella prossima presentazione si completerà il quadro dell’allenamento globale, dell’apprendimento del movimento, trattando gli aspetti dell’insegnamento, della correzione dell’errore attraverso il feedback.


Dott. Guido Marcangeli
Staff Nazionale Giovanile Minibasket Scuola